Nicolò, il santo che unisce Bari e Venezia
Nicolò, o Nicola era il vescovo di Myra, ma la sua figura unisce Bari e Venezia in un legame indissolubile. Infatti le sue reliquie sono conservate nella basilica a lui dedicata a Bari e nella Chiesa di San Nicolò a Venezia.
Pare ci sia un parallelismo fra Nicola e il culto di Babbo Natale: si credeva infatti che Nicolò passasse la notte fra il 5 e il 6 dicembre a portare doni. Santa Klaus derivebbe da Sinterklaas o Sint Nicolaas, i due nomi dello stesso santo in olandese.
E non a caso San Nicola è raffigurato con una lunga barba bianca e la veste rossa, ben prima che Coca Cola rendesse la sua effigie leggendaria!
In realtà, Nicola nei suoi 40 anni di vescovato ha compiuto talmente tante buone azioni da diventare effigie di umanità e ispirare figure metafisiche.
Le sue ossa hanno riposato in pace dal 337 al 1087, a Myra. Fino a che…
Come finisce San Nicola da Myra a Bari?
Quando la città turca fu presa dai musulmani, Venezia e Bari entrarono in competizione per impossessarsi delle reliquie del santo e portarle in Occidente.
62 marinai di Bari riuscirono a sottrarre le ossa di San Nicola e le portarono nella città levantina il 9 maggio 1087. Qui, furono affidate a un monastero benedettino e successivamente riposte nella basilica di San Nicola, espressamente dedicata.
Ma i marinai avevano tralasciato le ossa più piccole, che furono prontamente reperite dai Veneziani qualche anno più tardi, sempre a maggio, il 30 del 1100!
Sin dal Medioevo Nicolò diviene famosissimo grazie a leggende sulla sua intercessione a favore di poveri e diseredati.
Un santo molto popolare (soprattutto per le ragazze che cercano marito)
Si narra che Nicola, venuto a conoscenza di un pover’ uomo decaduto con tre figlie che non potevano sposarsi perché non avevano soldi per pagare la dote, avesse preso una buona quantità del proprio denaro, lo avesse avvolto in un panno e gettato nottetempo nella casa dell’uomo.
Da qui, pare derivi anche il mito delle “tre palle di San Nicolò”. Un’altra versione parla di denaro infilato nelle calze delle fanciulle, appese ad asciugare: un richiamo alla tradizione natalizia della calza piena di doni!
A Castelvetere in Val Fortore, vicino a Benevento, la ragazze che vogliono trovare un fidanzato, nel corso della processione del 6 dicembre, offrono al loro protettore i cosiddetti “pani di san Nicola”.
A Venezia invece Nicolò è protettore dei naviganti e patrono della Serenissima insieme a San Marco. Non tutti sanno che al posto dell’attuale Biennale sorgeva la chiesa di San Nicolò di Castello, abbattuta nel 1810. A Venezia sorge un’altra chiesa oltre a quella del Lido: San Nicolò dei Mendicoli. A Murano, il 6 dicembre, vengono portati ai bambini frutta secca, arance, mele, giocattoli in onore di Nicola, protettore universale dei bambini nei confronti dei quali pare abbia compiuto gesta epiche.
I festeggiamenti baresi di maggio
Bari non dimentica l’epica impresa dei marinai che condussero in città le ossa di Nicola.
E ogni anno, dal 7 al 9 maggio, un corteo storico rievoca gli eventi del 1087. Proprio perché Nicola è amato sia nella tradizione cattolica sia in quella ortodossa, pe questa occasione a Bari arrivano pellegrini dalla Russia e dai paesi ortodossi, oltre che da altre parti d’Italia.
In realtà, i pellegrini arrivano alla Chiesa che custodisce le ossa di Nicola tutto l’anno da un millennio: ma i giorni dei festeggiamenti di maggio sono di particolare rilevanza liturgica ed emozionale.
L’8 maggio è il giorno della processione in mare: la statua di San Nicola attraversa le strade della città per arrivare al porto: qui viene imbarcata su un peschereccio e onorata da un via vai di barche. Poi, il giorno successivo, si celebra il giorno della traslazione delle reliquie. La statua arriva in cattedrale e qui si manifesta il podigio della Manna anche detto “Myron”.
Ogni anno, infatti, viene prelevato un liquido (Manna) che trasuda dalle ossa del Santo, quindi viene posizionato in un’ampolla per l’esposizione ai fedeli, come simbolo di rinnovata protezione e Benedizione del Santo. Un momento intenso di commozione e di preghiera.
Polpo e popizze: a Bari il culto di Nicola è anche gastronomico
La celebrazione di San Nicola è anche occasione mangereccia. Ci sono dei veri e propri “cult”: il panino con il polpo, cotto alla brace e suggellato con un filo d’olio. Oppure quello con gli “l’nghimiridd o anche gnumridd” involtini di carne fatti con fegatini, cuore, polmone e le “endrame” (budella) di vitello e prezzemolo.
Ma non solo: nei vicoli di Bari si possono assaggiare le famose popizze, frittelle lievitate, unitamente ad altre specialità dello street food barese. Naturalmente, non mancano lupini e olive nelle buste di plastica, panzerotti, focacce e chi più ne ha, più ne metta.
Cibo contemporaneo, festa con un forte impatto medievale: piazza Mercantile si anima con oltre 600 figuranti, musicisti, timpanisti, sbandieratori, per rivivere insieme l’impresa del 1087. Poi, il consueto spettacolo pirotecnico sul molo di Sant’Antonio.
Ma Nicola non unisce solo Bari a Venezia, fa molto di più. “Con l’arrivo di queste reliquie Bari è diventata diventa capitale dell’ecumenismo, di quel messaggio universale di pace che San Nicola lancia nel mondo e di questi tempi non è poco “ha detto il sindaco di Bari Vito Leccese.


