Carefin24

IL MARE È MAGNUM A RICCIONE. Una mostra fotografica esplora la condizione umana. Da Ferdinando Scianna a Martin Parr

IL MARE È MAGNUM A RICCIONE. Una mostra fotografica esplora la condizione umana. Da Ferdinando Scianna a Martin Parr

Nulla più di mare e spiaggia rimandano alla libertà incondizionata, all’evasione spesso giocosa e alla felicità che non conosce confini. A questi due straordinari elementi, ai loro più disparati significativi e a tutto ciò che vi ruota attorno, è dedicata la mostra fotografica “MARE MAGNUM. Da Ferdinando Scianna a Martin Parr” che porta a Riccione, negli spazi di Villa Mussolini fino a 5 ottobre 2025, otto fotografi dell’agenzia Magnum e i loro scatti migliori per raccontare di spiagge dove si mescolano contrasti a riflessioni, gioie a solitudini, umorismo a introspezione.

Il parterre è da Oscar della fotografia mondiale: Ferdinando Scianna, Bruno Barbey, Bruce Gilden, Harry Gruyaert, Trent Parke, Martin Parr e due giovani donne, Olivia Arthur e Newsha Tavakolian.

Racconti visivi svelano la condizione umana attraverso uno scenario universale a cui fa da sfondo la spiaggia con i suoi momenti di relax ma anche di noia, di gioco ma anche di isolamento, di scanzonata spensieratezza ma anche di sguardi profondi verso la vita.

La fotografia di spiaggia – ora intrisa di gioia ora nostalgica ed evocativa di un tempo ormai passato, ora a colori ora in bianco e nero ma sempre sublime, potente e vera – fa così il suo ingresso trionfale a Villa Mussolini, vera e propria finestra sull’Adriatico che lega i suoi natali al 1890 quando le dimore di vacanza cominciarono a popolare il litorale, sino a divenire dal 1934 al 1943 residenza estiva della famiglia Mussolini, trasformata oggi in sede di eventi culturali e mostre.

Orizzonte geografico e dimensione dell’anima, luogo in cui si mettono a nudo i corpi e le stranezze, “diario di sabbia su cui ogni onda scrive e cancella storie”, come vuole l’autore romagnolo Fabio Fiori, la spiaggia rivive in tutte le sue anime più diverse nelle immagini in mostra dei grandi maestri della Magnum.

Curata dalla brillante Andréa Holzherr, responsabile della  promozione dell’Archivio Magnum e organizzatrice di progetti espostivi internazionali, MARE MAGNUM e’ perfettamente allineata alla storia e all’identità di Rimini che da  sempre vive il rapporto con il mare come elemento essenziale e distintivo della cultura cittadina. 

Non a caso la città ha scelto di candidare la propria spiaggia a Patrimonio Immateriale  dell’UNESCO in nome della tradizione di accoglienza e condivisione che da sempre la contraddistingue e rende questo il contesto ideale per un racconto  visivo che attraversa luoghi, epoche e sensibilità diverse.  

Scaturita da un incontro di idee e forze congiunte che vedono in prima linea il Comune di Riccione, la Regione Emilia – Romagna con il suo prezioso patrocinio, Civita Mostre e Musei, Magnum Photos e Rjma Progetti Culturali, MARE MAGNUM va dunque oltre il concetto di esposizione fotografica fine a se stessa per diventare riflessione universale sull’Uomo e sul modo in cui sta al mondo, muovendo dalle suggestioni, dalle contraddizioni e dalla bellezza delle spiagge di tutto il mondo.

Il percorso espositivo muove i passi dall’omaggio di Scianna alla Riccione del 1989 e si concretizza in una selezione di scatti – inclusi quelli che si riferiscono ad altre spiagge nel resto del mondo – con i quali lo spettatore è chiamato ad immergersi in una dimensione atemporale ove si fondono e si confondono persone, luci e paesaggio. 

Dall’Italia alla Cina il passo si fa veloce e brevissimo con Bruno Barbey che catapulta il visitatore in tutt’altra realtà dove la spiaggia diventa paradigma culturale di una società dominata dal turismo di massa e dallo sviluppo urbano, mentre alla natura semplice del mare fa eco la tensione strisciante di un paesaggio in rapida evoluzione. Nelle foto di Barbey a catalizzare lo sguardo è un mix caotico di alberghi, ombrelloni, passerelle e bagnanti mentre avanza, in modo quasi paradossale, la sensazione che solo il mare in tanta confusione rimanga forza immutata e costante e senza fine.

Il registro visivo cambia nettamente con Bruce Gilden che punta dritto a Coney Island e alle sue eccentriche spiagge, teatro d’eccezione della stravagante cultura balneare newyorchese tra personaggi pittoreschi con corpi fin troppo rilassati, figure stravaganti, espressioni spesso esagerate e pelli raggrinzite da un sole impietoso. Si contrappone a questa arena umana la sofisticata e sommessa bellezza del Mare del Nord, ripresa dall’obiettivo di Harry Gruyaert.

In questa sezione della mostra le immagini sono più rarefatte, quasi eteree e come velate di malinconia. Paesaggio e persone tornano ad essere protagoniste con Trent Parke che pone al centro dei suoi lavori distese di sabbia dai forti contrasti e ricche di energia naturale, in una costante e profonda tensione tra luce e buio a voler rispecchiare le correnti emotive della vita in spiaggia. Dal tocco cinematografico di questi scatti si passa poi alla giovane Olivia Arthur che ha realizzato in India e a Mumbai opere fotografiche di grande impatto, esplorando spesso i temi dell’identità di genere e dell’incontro tra tradizione e modernità.

Arthur si spinge verso il confine di vite nascoste fatte di istanti non visti e nella cui narrazione svolgono un ruolo significativo le spiagge di  Mumbai dove troviamo coppie in cerca di intimità all’aperto, individui persi nei loro pensieri sullo sfondo di un orizzonte infinito e gruppi di persone intente a silenziosi rituali quotidiani. Le spiagge di Arthur sono terre di transizione in cui convergono emozioni personali e realtà urbane.

Accanto a lei un’altra donna, altrettanto giovane, Newsha Tavakolian propone insolite immagini delle spiagge del Mar Caspio: qui la fotografia si fa intimista, delicatamente indagatrice di uno stato umano che è colto  nelle tensioni tra modernità e tradizione, libertà e costrizione, vita pubblica e privata in un paese in bilico tra forze culturali contrastanti. Ben più irriverenti e a tratti umoristici gli scatti di Martin Parr che esplora la cultura balneare britannica come fosse un palcoscenico dove si rincorrono attimi di debolezza, goffaggine e assurdità. 

La spiaggia si riconferma dunque soggetto molto interessante per la fotografia, fonte inesauribile di ispirazione e lente d’ingrandimento privilegiata su un mare nella cui eterna vastità si riflette, senza filtri e senza inganno, la condizione umana.

Immagine di Giordana Sapienza

Giordana Sapienza

POTREBBE INTERESSARTI