Crypto: bene rifugio o estensione dei derivati?
In Italia, Binance sta vivendo un vero e proprio boom. In Francia il 10% della popolazione ha un wallet crypto, In Svizzera il 23% delle persone è coinvolta in questo mercato. Seguono Austria (18%) e Germania (11%). Non a caso, per proteggere gli investitori in questo caos espansivo, la UE ha approvato il MiCA (Markets in Cripto Assets), a fine 2024, con obblighi universali di trasparenza, responsabilità e protezione degli investitori.
Ma le crypto sono realmente un bene rifugio? Su questo il dibattito è ancora aperto, molti le considerano troppo volatili e legate al sentiment del momento. Addirittura è uscita l’ipotesi che Bitcoin potesse superare l’oro come bene rifugio nel 2025, grazie a inflazione e sfiducia nelle valute.
Ma, a parte questo, le crypto rappresentano effettivamente una modalità di rottura con il sistema tradizionale? Abbiamo chiesto a Massimo Murri, informatico, creatore di crypto ed esperto di AI.
Le crypto sono davvero un bene rifugio?
Le crypto sono un bene rifugio come tanti altri, non hanno nazioni alle spalle come garanti: se da domani nessuno le vuole, il loro valore si spegne. Lo stesso si verificherebbe, se accadesse qualcosa di irreparabile a livello informatico.
Perché Trump le sta enfatizzando così tanto?
Trump vorrebbe legare il dollaro a USDT, che è una cripto e che -in questo modo-verrebbe considerata una stable coin. Il problema è che, essendo ancorata al dollaro, fluttuerebbe con esso sia in caso di perdita sia in caso di aumento di valore. E mi chiedo, perché dovremmo avere in mano un dollaro finto garantito dal dollaro vero?
Allora le pongo la stessa domanda: perché dovremmo avere in mano un “dollaro finto” garantito dal dollaro vero?
Perché in questa maniera magari è possibile stampare alti tre trilioni di dollari senza farli entrare in bilancio…pensiamo al vantaggio effettivo. In Europa ad esempio, se si potessero avere dieci miliardi di euro in crypto garantiti da euro veri per pagare beni di pubblica necessità senza che entrino in bilancio, questa risorsa non impatterebbe sulla politica monetaria.
Quello delle crypto è un mercato libero o controllato?
Le famose “balene bianche” hanno in mano oltre l’80% dei Bitcoin sul mercato. Se iniziassero a vendere in massa provocherebbero un abbassamento del valore, come accade con il cosiddetto spin off nel mercato azionario. Il mercato sale e scende come decidono i proprietari del titolo, anche qui. Vi è però un grande interesse a diffonderle e a mantenere la polverizzazione in centinaia di migliaia di piccoli acquirenti, in modo da mantenere il sistema in equilibrio.
Verranno mai usate per transazioni della vita quotidiana? La città di Cannes ad esempio punta all’adozione massiccia dei pagamenti in crypto entro questa estate
Il costo e i tempi di transazione al momento sono troppo alti, ad esempio, per farci la spesa al supermercato. Vedo molto difficile un utilizzo di questo tipo, se ci vogliono 40 minuti alla cassa per pagare in crypto…
Qual è la loro funzione effettiva?
Sono un ottimo collaterale per investimenti. Se sei una banca e hai guadagnato cento miliardi, ma non vuoi distribuire dividendi, compri crypto, le usi come collaterale dandole a garanzia e porti a casa capitale effettivo.
Ergo, possono essere usate come derivati?
Direi che raddoppiano i derivati. Sono un altro canale di questo tipo.
Secondo lei cosa accadrà in America?
E’ poco chiaro cosa voglia fare Trump in questo senso. A mio parere, con i dazi da una parte e il taglio salariale dall’altra, sta cercando di recuperare perdite e alimentare il mercato. Ad esempio, pensiamo al Vietnam, il sesto maggior fornitore degli USA, il cui surplus commerciale era appena dopo Cina e Messico: la negoziazione dei dazi è servita pe ridurre il deficit commerciale USA. Si tratta di una chiara protezione verso le aziende americane e la percezione di questa politica, oltreoceano, non è affatto negativa.


