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La musica generata dall’IA scale le classifiche mondiali

La musica generata dall’IA scale le classifiche mondiali

Le graduatorie di Billboard infiammate dalla voce di Juno Skye, artista musicale emergente che ha al suo attivo diversi brani già di grandissimo successo come “My Heart Chose You”, “God I’m Tired Of Trying To Be Okay” e “Jesus Don’t Let The Light In Me Die”. Le sue canzoni dall’anima gospel e spesso a tema religioso sono disponibili su piattaforme streaming fra cui Spotify e Amazon Music.

Ma qual è la vera particolarità di questa cantante? Non esistere o meglio essere frutto dell’AI. Un po’ come accade per Iam, la prima cantante italiana generata con l’intelligenza artificiale e “nata” ad Aprile di quest’anno da un’idea del regista Claudio Zagarini in collaborazione con Artificial Intelligence Italian Creators, collettivo di professionisti impegnato nella promozione di un utilizzo consapevole delle tecnologie AI sia nel campo artistico sia sul versante culturale. 

Del resto proprio secondo Billboard, un’ondata di musica (anomala?) frutto di intelligenza artificiale sta scalando le classifiche mondiali e neanche a dirlo una di queste ‘cantanti’ ha addirittura siglato un contratto discografico. Dall’altra parte della barricata l’industria musicale comincia a sollevare dubbi e preoccupazioni storcendo il naso di fronte a milioni di stream che questi “fenomeni” accumulano giorno dopo giorno.

Interessante il caso di Breaking Rust, progetto country generato dall’IA che ha portato in dote nella classifica delle vendite country le canzoni “Livin’ On Borrowed Time” e “Walk My Walk” mentre il panorama della musica rock ha spalancato le sue porte alla canzone “Through My Soul” dell’artista AI Enlly Blue.

Tra i casi più eclatanti sicuramente quello di Xania Monet, altro frutto dell’IA con un gradimento portentoso alle spalle tanto da aver superato i 44 milioni di stream negli Stati Uniti. A onor del vero bisogna comunque dire che i testi sono scritti da mano umana ovvero dalla cantautrice del Mississippi Telisha ‘Nikki’ Jones. A generare invece la voce di Xania Monet è Suno, una piattaforma di IA che per sua sventura è stata citata in giudizio dalle principali etichette discografiche e dalla Recording Industry Association of America per aver usato materiale protetto da copyright.

Xania Monet, che vanta un profilo Instagram da oltre 144mila follower, ha al suo attivo più di 52mila dollari di ricavi e un primo posto nella classifica r&b. È anche il primo progetto IA entrato nella classifica dell’airplay radiofonico di Billboard. 

Si tratta infatti di figure sintetiche, persone spacciate per reali ma che con la realtà, con il piano umano poco hanno in comune. 

“Un vantaggio chiave dell’IA è la sua capacità di analizzare una vasta quantità di dati per identificare pattern, prevedere tendenze emergenti nel settore e scoprire correlazioni nel consumo di musica. Anche se tali strumenti vengono ancora utilizzati principalmente dalle grandi aziende, possono alla fine aiutare i musicisti e i produttori a creare musica che è più probabile che risuoni con il loro pubblico di riferimento” spiegavano già qualche anno fa su iMusician.

Ma perché la musica realizzata tramite AI sta avendo un successo planetario?

Partiamo dal presupposto che i cantanti generati dall’intelligenza artificiale piacciono per una combinazione di fattori legati alla novità tecnologica, all’efficienza produttiva e a specifiche dinamiche di consumo musicale digitale, rappresentando una novità che genera a sua volta curiosità. C’è un fascino innegabile e al tempo stesso intrinseco non solo nella tecnologia ma anche nel modo in cui riesce a replicare una delle forme d’arte più umane. Le persone, volendo sintetizzare, sono incuriosite dal realismo spaventoso che queste voci possono raggiungere.

Altro aspetto importante è dato da due fattori quali l’accessibilità e la velocità di produzione che riscontrano il favore di produttori, dj e figure simili. Infatti, per i creatori di musica l’uso di voci AI based riduce drasticamente i tempi e i costi di produzione, eliminando la necessità di cercare, ingaggiare e registrare cantanti … umani. Ciò consente inoltre di sperimentare un’ampia gamma di stili vocali e di generi in modo rapidissimo.

L’AI permette di utilizzare (spesso in modo controverso) cloni vocali di artisti famosi, sia viventi che scomparsi, per creare brani “inediti” che attirano milioni di ascoltatori, i quali a loro volta desiderano ascoltare la voce del loro artista preferito in un contesto nuovo. Quelli generati da intelligenza artificiale sono contenuti “su misura” altamente virali e gli stessi brani spesso nascono nell’ambito dei social media e delle piattaforme di streaming, dove possono diffondersi rapidamente. 

In alcuni casi, poi, i cantanti AI vengono creati con una propria identità tormentata e retroterra familiari complessi in cui i giovani di oggi tendono ad identificarsi stabilendo forti connessioni emotive  difficili da scardinare. Diversi brani si accompagnano ad un’immediatezza testuale che va a braccetto con una certa  “leggerezza”, senza il peso delle storie personali o delle controversie che spesso circondano gli artisti umani. Sebbene dunque la critica lamenti la mancanza di anima e autenticità, la musica AI può risultare “carina in superficie” per un pubblico meno esigente. Purtroppo.

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